Memorie di Adriano
MEMORIE DI ADRIANO[modifica]
Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un prologo ed un epilogo: prende la forma di una lunga epistola indirizzata dall'anziano e malato imperatore al giovane amico Marco Aurelio, allora diciassettenne e che poco dopo diverrà suo nipote adottivo.
TRAMA, RIASSUNTO[modifica]
« Quando gli Dèi non c'erano già più, ma Cristo non era ancora apparso... » La storia è raccontata in prima persona da Adriano ed il 1º capitolo intitolato "Animula Vagula blandula" rappresenta l'inizio della lettera scritta per esser inviata al nipote Marco Aurelio, suo erede al trono. Gli altri capitoli formano una libera narrazione cronologica della vita dell'imperatore, che spesso interrompe il filo del discorso soffermandosi con varie intuizioni e ricordi.
Animula Vagula blandula[modifica | modifica wikitesto] « Comincio a scorgere il profilo della mia morte... » Giunto a 60 anni di età e trovandosi con una malattia incurabile che gli sta minando irreversibilmente il fisico, sulla soglia tra la vita e la morte l'imperatore ha l'intenzione di raccontare gli eventi più importanti che hanno costellato la sua esistenza. I suoi primi ricordi riguardano gli anni dell'infanzia trascorsi a Italica, antico insediamento romano situato nella penisola iberica.
Parla delle battute di caccia a cui partecipava da ragazzo e di come gli piacesse cavalcar un cavallo lanciato al galoppo, il gusto per il nuoto e l'avidità che provava nei confronti del cibo più appetitoso, ed il gusto delle bevande. Parla anche del suo precoce interesse nei confronti dell'astrologia, oltre alla sua passione per le arti di genere, la cultura e la filosofia greca; temi questi che continuerà a rimuginare lungo l'intero libro. Comincia a riflettere sul digiuno e sull'amore, oltre che sull'insonnia che pare ormai perseguitarlo.
breve recensione[modifica]
Secondo le indicazioni fornite dall'autrice stessa[1], "Memorie di Adriano" fu concepita tra il 1924 e il 1929. Uno degli spunti fu un'osservazione contenuta nella corrispondenza di Flaubert: "Quando gli dèi non c'erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c'è stato un momento unico in cui è esistito l'uomo, solo", e Adriano appariva un personaggio adatto a rappresentare l'uomo in questa particolare condizione. Yourcenar stese diverse bozze tra il 1934 e il 1937, ma, insoddisfatta, finì con l'accantonare l'impresa. Nel 1948, quando si era trasferita negli Stati Uniti, le tornò in mano una bozza del 1937, e ciò la spinse a riprendere il testo e a terminarlo in tre anni di intenso lavoro.